sabato 5 maggio 2007

Castellaneta:s'indaga per omicidio colposo

E' una donna di 73 anni, Cosima Ancona, con quadro clinico meno grave degli altri pazienti deceduti nei giorni precedenti, ad aver certamente inalato protossido di azoto dalle mascherine, che avrebbero dovuto invece distribuire ossigeno, nella Unità di terapia intensiva coronarica dell'ospedale di Castellaneta. E' quanto hanno accertato ieri i medici che, dopo il decesso della donna, hanno immediatamente chiamato i carabinieri e la magistratura. Otto morti sospette avvenute in una struttura sanitaria nuovissima, inaugurata nel febbraio 2005, collocata proprio di fronte al vecchio ospedale. Così come era nuovo il reparto, aperto solo il 20 aprile scorso dopo un anno di attesa perché mancavano i cardiologi. In 15 giorni su 21 pazienti otto sono deceduti in quel reparto da ieri posto sotto sequestro. E oggi il ministro della salute Livia Turco ha annunciato che i carabinieri dei Nas e gli ispettori del suo dicastero sono già al lavoro, in Puglia, per accertare la verità. "Sono sicura che rapidamente avremo accertata la verità dei fatti, noi faremo la nostra parte", ha detto. Da Bologna anche il presidente del Consiglio Romano Prodi ha commentato la vicenda dell'ospedale di Castellaneta. "Deve essere fatta un'analisi precisa delle responsabilità. In questi casi non lanciamo né croci né assoluzioni prima di aver esaminato le cose. Occorre esaminare seriamente quello che è successo e provvedere di conseguenza", ha detto ancora Prodi, che ha insistito sul fatto che al momento questo è "l'unico commento da fare". Il presidente della Regione, Nichi Vendola, ha annunciato che "la Regione Puglia si costituirà parte civile nei confronti di tutti gli ipotetici responsabili di questa vicenda". "Il fatto che un reparto di alta specializzazione possa infliggere la morte invece che provare a dare la vita è un crimine. Ora sia fatta giustizia, vogliamo la verità a 360 gradi il prima possibile: nessuno è sotto tutela e tutti risponderanno delle proprie responsabilità" ha aggiunto Vendola. L'assessore alla Sanità della Regione, Alberto Tedesco, ha confermato l'errore. "Sicuramente è stata riscontrata una anomalia riconducibile all'erogazione di ossigeno che è stato sostituito con protossido di azoto, e questa anomalia è stata individuata al primo piano della struttura; qui le condutture sarebbero state scambiate e gli erogatori avrebbero erogato protossido di azoto e non ossigeno nell' Utic". Intanto il sostituto procuratore della Repubblica di Taranto, Mario Barruffa, titolare dell'inchiesta sulle morti sospette, ha disposto una serie di accertamenti tecnici, per individuare i responsabili della manutenzione del macchinario per la ventilazione dei pazienti, e il sequestro delle cartelle cliniche. Per il momento si indaga per omicidio colposo plurimo a carico di ignoti. "Ieri sera - ha detto Barruffa - ho eseguito personalmente un sopralluogo all'interno dell'Utic e ne ho disposto il sequestro per evitare che ci potessero essere manomissioni". Nelle prossime ore il magistrato affiderà l'autopsia su Cosima Ancona, e farà notificare informazioni di garanzia. Quanto alla donna, ha destato sospetto nei sanitari il fatto che nell'anziana, il cui quadro clinico era meno grave degli altri, la concentrazione di ossigeno nel sangue diminuiva anziché aumentare malgrado fosse stata attaccata la mascherina. La morte di altri pazienti nello stesso reparto, infatti, non aveva destato particolari sospetti proprio perché le loro condizioni erano molto gravi. Ma dopo il caso della 73enne i medici hanno deciso di approfondire la situazione. Nel frattempo, da quanto si apprende dal direttore generale della Asl, Marco Urago, è stata avviata oggi una verifica interna su tutte le procedure messe in atto sulla apertura dell'Unità di terapia intensiva. Sarà anche fatta una verifica a tappeto su tutti gli impianti della Asl ed è stato dato il via a una indagine amministrativa interna. Ed ecco la replica il direttore generale della Asl di Taranto, Marco Urago: "Difenderò fino in fondo i miei medici e i miei infermieri che hanno agito nel migliore dei modi. Noi abbiamo tutte le carte del collaudo analitico, collaudo fatto a fine 2005 e da quel momento il reparto è rimasto chiuso. Lì dentro il protossido di azoto - continua Urago - non ci doveva entrare proprio". Secondo il direttore quindi, la causa della diffusione di protossido di azoto anziché di ossigeno attraverso le mascherine poste sopra le spalliere dei letti non sarebbe da attribuire a possibili errori del personale sanitario dell'ospedale ma ad altre circostanze.
Tratto dal sito Repubblica.it

Nota di cronaca: nell'articolo firmato dalla giornalista Lorenza Pleuteri, i cittadini di Castellaneta vengono chiamati SALENTINI. (Salento a chi?)

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