giovedì 19 luglio 2007

SPIAGGIA TORRE OVO : i cittadini protestano

Il comune di Torricella sembra aver dimenticato il tratto di spiaggia di località "Villette". Un gruppo di cittadini volontari, tra questi anche turisti di stagione, reclama da molto tempo l'attenzione del comune di Torricella per la mancanza di pulizia di uno dei tratti più belli e affollati della nota località balneare.
Un atteggiamento inspiegabile quello del Comune che ogni anno vede puntualmente recapitate le tasse di ICI E TARSU senza però svolgere il proprio lavoro quotidiano. Le conseguenze non sono positive; non solo la spiaggia viene inondata di spazzatura ma perde anche quel decoro che senz'altro merita. L'unica consolazione rimane lo splendido tramonto che ogni giorno fa capolinea in questa zona.
Altri grossi problemi toccano il piano d'illuminazione praticamente INESISTENTE tra Via Capri e Monacizzo , le grosse buche sulle strade e i cattivi odori emanati dalla discarica di Torricella presente a pochi metri dalla strada che collega Torre Ovo a Monacizzo.
I CITTADINI PROTESTANO , E LE ISTITUZIONI DOVE SONO?
Di questo passo altro che turismo....

mercoledì 18 luglio 2007

EX GIUNTA DI BELLO: SCATTANO LE CONDANNE

Una vera e propria associazione a delinquere avrebbe agito intorno alla gestione del Parco Cimino. Una associazione composta da oltre dieci persone, che avrebbe avuto tra i suoi promotori anche l’ex sindaco Rossana Di Bello e l’allora vicesindaco Michele Tucci, oggi parlamentare dell’Udc. Con loro, a muovere le fila della presunta associazione, ci sarebbero stati anche l’ex dirigente delle risorse finanziarie, Luigi Lubelli, il funzionario comunale Santo Barracato e l’imprenditore Giuseppe Ladiana, amministratore della Day Service, la società alla quale fu affidata la gestione del Parco. Questa almeno è la tesi del pubblico ministero Pietro Argentino, titolare dell’inchiesta nell’ambito della quale sono stati notificati ventiquattro avvisi di garanzia. Le ipotesi di reato contestate variano, a seconda dei casi, dall’abuso di ufficio al falso ideologico, dalla truffa pluriaggravata al furto pluriaggravato, fino al peculato ed alla corruzione per compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e riciclaggio in danno del Comune. Alla Day Service, nel corso degli anni di gestione di quel polmone verde, sarebbe stato procurato un ingiusto profitto pari a complessivi 4.264.845,58 euro con possibilità di percepire ulteriori somme per 1.195.298,84 euro. Un fitto intreccio di fatture fittizie, lavori non eseguiti, costi gonfiati e caricati sul Comune e che invece avrebbero dovuto essere, per contratto, a carico della società di Ladiana. Una torbida storia di ordinario saccheggio delle casse pubbliche munte in questo caso anche per pagare lavori eseguiti nelle abitazioni private di alcuni degli indagati protagonisti dell’inchiesta. Questa volta però al centro delle indagini è finito anche il livello politico, nelle sue massime espressioni: gli allora vertici di Palazzo di Città, Rossana Di Bello e Michele Tucci. Secondo quanto sostenuto dal pubblico ministero, infatti, sarebbero stati loro - gli ex sindaco e vicesindaco - i terminali di queste operazioni ritenute illecite. Lo scopo di questo presunto intreccio sarebbe stato infatti anche quello di reperire fondi per le loro campagne elettorali. Tra i generosi contribuenti ci sarebbe stato lo stesso Ladiana che avrebbe formato una lista civica a sostegno della candidatura della Di Bello. Nell’inchiesta sono finite anche due figlie di Ladiana: avrebbero svolto il compito di trasferire e reimpiegare le somme percepite indebitamente dalla Day Service, in modo da ostacolarne l’identificazione della provenienza. Una vicenda, quella della gestione del Parco Cimino, nata viziata fin dal principio quando l’allora dirigente del Governo del Patrimonio, Antonio Liscio, avrebbe falsamente attestato l’affidamento alla Day Service di strutture per 382 metri quadri. In realtà, secondo quanto ipotizza il pubblico ministero, la superficie coperta data in affidamento era quasi del doppio e cioé 600 metri quadri. Non solo. Nell’atto di affidamento si by-passava la preventiva autorizzazione del Demanio dello Stato, lasciando al solo Settore Governo del Patrimonio il potere di autorizzare i lavori per realizzar migliorie all’interno del parco. Con la clausola che se fossero stati realizzati interventi migliorativi, al concessionario sarebbe stato riconosciuto lo scomputo dei canoni concessori, in violazione delle regole sulle gare pubbliche. La Day Service, nel corso degli anni avrebbe così ripetutamente incassato somme dal Comune per lavori, servizi e fornitura di materiali in assenza di determine dirigenziali e grazie alla compiacenza dei funzionari che invece autorizzavano la liquidazione degli importi richiesti. Il più delle volte si sarebbe trattato di lavori inesistenti e comunque di somme non dovute perché nella convenzione tra Comune e società quegli interventi avrebbero dovuto essere a totale carico del gestore e non del Comune. A volte l’ente municipale avrebbe liquidato più volte somme per gli stessi lavori mai eseguiti. Così a vario titolo sono finiti nell’inchiesta dirigenti e funzionari che hanno ricoperto nel corso degli anni ruoli chiave nel Governo del Patrimonio, nei Lavori Pubblici e nel Settore Finanze. Nomi del resto già noti alle cronache del caso Cimino: Antonio Liscio, Luigi Lubelli, Carlo Patella, Santo Barracato, Cosimo Damiano Borsci e poi ancora Giuseppe Licciardello, Michele Mirelli, Nicola Gravina, Fernanda Prenna. Tra gli indagati figurano anche l’ex direttore generale Franco De Feis e l’ex segretario generale Luigi Spada. Spunta anche il nome di Mimmo Nevoli, già consigliere comunale ed assessore ai lavori pubblici, al quale viene contestato di aver rilasciato false dichiarazioni agli investigatori nel tentativo - questa è l’accusa - di aiutare alcuni degli altri indagati. Nomi che in alcuni casi risultano implicati anche in altre scottanti inchieste che hanno travolto l’attività dell’amministrazione comunale a guida Di Bello-Tucci. Nel vortice giudiziario sono finiti anche titolari di altre società, come Francesco Delli Santi e Rosario D’Oronzo, che avrebbero partecipato al giro di fatturazioni finite sotto la lente degli investigatori. Nelle pieghe dell’inchiesta spunta anche il caso di Santo Barracato, accusato di truffa per aver intascato 73 mila euro dal Comune per retribuzioni e indennità non dovute, grazie alla complicità di un funzionario della ragioneria che materialmente compilava i cedolini paga. Numerosi poi i tentativi di diversi indagati di nascondere le cifre percepite illecitamente attraverso operazioni bancarie di acquisto di titoli per i quali il pm ha intravisto il reato di riciclaggio.
ORA TOCCA AL CASO "STIPENDI GONFIATI"

martedì 17 luglio 2007

L'acqua doveva esserci ...Qualcuno ha manovrato quelle leve per far mancare deliberatamente l'acqua alla città di Taranto!"

LA PESANTISSIMA ACCUSA DI ANTONIO MOTOLESE, ex segretario Fillea-Cgil

lunedì 16 luglio 2007

CASTELLANETA PORTA BENE : FedCup : Italia Vs Francia 3-2

http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/sport/tenni-fed-cup/tenni-fed-cup/tenni-fed-cup.html

TARANTO e Penne : terzo anno di ritiro

Questo è l’elenco dei convocati dalla Taranto Sport:
Portieri: Faraon, Maraglino;

Difensori: Colombini, Gambi, Migliaccio, Pastore, Pupino, Ungaro;

Centrocampisti: Cejas, D`Arcante, De Falco, De Liguori, Malagnino, Mancini, Palmisano, Sciaudone, Sanna;

Attaccanti: Caccavallo, Cammarata, Maiorino, Zito, Pellecchia.

Lo staff tecnico: Allenatore: Adriano Cadregari; Allenatore in 2a: Nicola Tarrone; Preparatore atletico: Donato Quinto; Preparatore dei portieri: Gianfranco Degli Schiavi; Massaggiatori: Sante Simone, Domenico Gennarelli; Magazzinieri: Aldo Scardino, Francesco Scarano.

La squadra è incompleta. Si aspettano ancora 5-6 colpi di mercato molto interessanti. I tifosi fra qualche settimana raggiungeranno la località abruzzese SEMPRE e SOLO per sostenere LA FEDE.

domenica 15 luglio 2007

Emergenza acqua : 4 avvisi di garanzia

Il colpo a sorpresa va in scena alla fine della conferenza stampa congiunta di Aqp e sindaco Stefàno, convocata per fare definitiva chiarezza sul dramma della grande sete a Taranto. All’improvviso, irrompono due ispettori della Digos, da tempo peraltro appostati alle spalle delle prime file occupate dai giornalisti. Occhiali scuri e in mano il tesserino della Polizia. Sono loro ad “intercettare” i vertici dell’Aqp presenti in Comune, invitandoli a seguirli. E’ il primo atto pubblico dell’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Francesco Sebastio sulla incredibile emergenza idrica che ha lasciato all’asciutto per oltre una settimana la città di Taranto. Un caso clamoroso per il quale sono finite sul registro degli indagati quattro persone. Stando a quanto si è appreso, le notifiche delle informazioni di garanzia erano in corso al momento di andare in stampa, nel mirino della procura è finito il settore “gestione acqua” dell’Aqp. Il reato ipotizzato, come scritto nei giorni scorsi, è quello di interruzione di servizio di pubblica utilità. Le comunicazioni giudiziarie sono state diramate in accoppiata con la necessità di acquisire documentazione indispensabile per decifrare la mancanza di acqua nella nostra città. Operazione, che come si è detto, è scattata nel primo pomeriggio. La Procura vuole comprendere perchè la crisi idrica regionale ha avuto risvolti drammatici, con l’erogazione interrotta completamente per sette giorni, soltanto nella nostra città. Per questo sul registro degli indagati sono finiti i tecnici dell’acquedotto, anche di primo livello, mentre stando a quanto si è appreso, alle comunicazioni giudiziarie è estraneo l’amministratore Monteforte. Alle iscrizioni sul registro degli indagati si è giunti alla luce degli accertamenti condotti a tempo di record dagli uomini della Digos guidati dal dottor Maurizio Scialpi e dal suo vice Antonio Recchia.

sabato 14 luglio 2007

E' morto il Grande Salento !!!

Bocciatura netta del Grande Salento, sferzata alle istituzioni pubbliche, rivendicazione del ruolo propulsivo degli imprenditori, volontà di disegnare una strategia di ampio respiro, che guardi a tutto il Mediterraneo, attraverso una rete di distretti produttivi. Primo fra tutti quello della logistica. Sono questi alcuni dei passaggi fondamentali della relazione che il presidente degli industriali, Luigi Sportelli, ha tenuto stamattina al Delfino nell’ambito della assemblea generale annuale di Confindustria. Un appuntamento atteso, perché per la prima volta, dopo le vicende del dissesto, gli imprenditori hanno avuto modo di confrontarsi con l’ amministrazione comunale pienamente costituita. «Le stagioni passate — ha infatti detto Sportelli — ci consegnano un bilancio, in termini di rapporti intercorsi fra il Palazzo ed il sistema imprenditoriale, fatto soprattutto di discontinuità nelle relazioni, che hanno prodotto inevitabilmente un black out nel rapporto fra sistema imprenditoriale e istituzionale. Decidere di aprire una nuova stagione di rapporti, tuttavia, non è sufficiente a determinare un reale cambiamento di rotta. Le sole enunciazioni non ci bastano più. Chiediamo che gli impegni presi si traducano in azioni concrete da attuare in tempi accettabili». Il presidente di Confindustria ha indossato un po’ i panni del Montezemolo: «Non tolleriamo più i tempi della politica né i meccanismi farraginosi della burocrazia, però siamo i primi a metterci in discussione: pretendiamo risposte certe e sostegni convinti, ma esprimiamo domande precise e progetti spendibili». Progetti che gli imprenditori tarantini hanno già messo in chiaro nell’Atto di Indirizzo di Politica Industriale costruito sulla necessità di ritagliarsi uno spazio di eccellenza, a partire dalla centralità del porto, in una logica di distretti produttivi «esalta la posizione baricentrica ed il naturale ruolo di area cerniera nel Mediterraneo e pone Taranto al centro di direttrici di connessione con tutti i territori circostanti: Bari e Brindisi come ulteriori poli della piattaforma logistica regionale; Basilicata e Campania per il valore strategico dell’integrazione con il Corridoio 1, Gioia Tauro per le sinergie portuali». Ed è proprio in questa visione strategica che il cosiddetto Grande Salento perde ogni suo significato: «E’ evidente come l’essere al centro di un articolato sistema di interazioni ed interconnessioni, mal si concili con l’idea di una Taranto dallo sguardo rivolto unicamente al Salento. Il progetto chiamato Grande Salento, pur apprezzabile sotto il profilo delle sinergie e del comune interesse alla modernizzazione di una parte della nostra Regione, non può modificare la nostra storia farci tradire le nostre origini, non può distoglierci dal perseguire la massima valorizzazione dei nostri naturali vantaggi competitivi, può vederci in termini di subalternità, come mero terminale al servizio di processi di sviluppo che avrebbero altrove la propria collocazione. Se la provincia di Taranto è fisiologicamente slegata dalle logiche di appartenenza al Salento lo deve anche e soprattutto agli impulsi che arrivano dalla sua straordinaria storia magno greca. E poi, considerare e partecipare a realtà sub regionali ci sembra contrario a quell’indirizzo federalista sancito nella Costituzione con la riforma del titolo V». Per ribadire l’inconsistenza strategica del Grande Salento ed il ruolo subalterno che a Taranto toccherebbe in questa ottica, il presidente di Confindustria ha ricordato che Taranto «ha radici più profonde rispetto alle realtà che la circondano». Ecco allora che quella di recuperare l’identità storica e culturale della Magna Grecia diventa una necessità. «Oggi, pertanto — ha detto Sportelli — è arrivato il momento di affrontare le sfide della competizione globale con la testa rivolta al futuro ed il cuore al passato». Ricordando anche quel passato non troppo lontano, nel decennio ‘61-’71, quando rispetto alla crescita degli addetti Taranto segnava tassi di sviluppo addirittura nove volte superiori alla media italiana. A parere degli industriali si può ripartire, impegnando le istituzioni pubbliche ad una politica che faccia della partecipazione del mondo imprenditoriale la regola da seguire, secondo una formula per la quale il partenariato economico del mondo industriale «deve essere in grado di orientare le politiche pubbliche di intervento nell’economia, presentando progetti che le istituzioni dovrebbero recepire ed accompagnare». Questa volta c’è un vantaggio: «Dobbiamo riuscire a trasformare la maggiore attenzione che oggi ci viene riservata dal Governo centrale, attraverso il tavolo istituzionale, in una eccezionale occasione di competitività». Il piano strategico innaginato dagli imprenditori ruota intorno al distretto della logistica. Lo strumento operativo è «la riorganizzazione di una retroportualità dinamica ed articolata che possa potenziare lo scalo portuale non relegandolo al solo transhipment. Quindi, il rilancio di venti aree industriali disseminate nell’intera provincia che possano organizzarsi in filiera contando, per la distribuzione delle merci, sugli scali portuale di Taranto ed aeroportuale di Grottaglie, in un sistema integrato di intermodalità che è poi alla base dello stesso distretto», la cui fortuna potrebbe essere quella di avere a disposizione un’area ampia come non ce ne sono altre in Italia». Il futuro di Taranto passa allora dalla piattaforma logistica che, ha detto il presidente degli industriali, può contare su un tessuto di circa settemila imprese manifatturiere e più di ventiduemila imprese di servizi pronte a diventare, da singole realtà produttive, valore aggiunto per l’intero sistema». Intorno alla piattaforma logistica possono nascere altri distretti come quello della navalmeccanica, quello tecnologico per l’energia e l’ambiente, il distretto del tessile e dell’abbigliamento, il distretto agroalimentare. Tutti progetti che possono realizzarsi attraverso la valorizzazione di realtà e potenzialità già esistenti. Accanto ai distretti, c’è sempre la possibilità di creare i sistemi turistici, esaltando l’eno gastronomia, le coste balneari, il patrimonio culturale. «L’attuazione di queste linee strategiche — ha concluso il presidente di Confindustria — dovrà necessariamente vedere al lavoro, assieme a noi, tutti gli attori istituzionali del territorio. Ecco perché torniamo a proporre al Sindaco un patto di legislatura che impegni l’Amministrazione comunale di Taranto al raggiungimento di precisi obiettivi programmatici, che si sostanzino nella collaborazione attiva, costante e propositiva, con il sistema delle imprese. Occorre far presto. Non ci sono più alibi. Abbiamo la pienezza delle istituzioni e le condizioni ottimali per portare a compimento gli obiettivi tracciati». Sull’incontro di stamattina si registra anche il commento del sindaco di Grottaglie, Raffaele Bagnardi: «Emerge una grande voglia di riscatto delle imprese e delle aziende del Territorio jonico, in un quadro in cui sussiste ancora una scarsa sinergia triangolare tra le istituzioni, gli attori economici e il mercato Non mi risulta ancora chiaro il più volte richiamato concetto di Sistema economico: la strategia “top down” (dall’alto in basso) è effimera e slegata dalle vere esigenze e vocazioni dei territori. Sembra invece più efficace, seppur meno controllata, l’emergente strategia “botton up”, (dal basso in alto) che fa riconoscere le migliori e più vivaci realtà locali, come reali protagoniste di sviluppo radicato e prospettico. Attenzione perché di sistemi calati dall’alto o meramente intellettuali si può anche morire».